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I Luoghi

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Venosa


casa orazioPasseggiare lungo le stradine di Venosa significa ascoltarne la storia, perché ognuna ne custodisce un racconto. Percorrendo i vicoli Annunziata I e II, raggiunta la Cattedrale, ci si imbatte in un edifico romano risalente al II secolo d. C. che corrisponderebbe alla Casa di Orazio. Il condizionale è d’obbligo perché, nonostante la tradizione locale riconosca nella struttura l’abitazione del poeta, studiosi considerano gli ambienti relativi ad un impianto termale, probabilmente pubblico. Lasciandosi alle spalle la “Casa”, ci si ritrova in Piazza Orazio, sorta sulle rovine di un convento trecentesco. Proprio qui domina il Monumento bronzeo a Quinto Orazio Flacco.   
Nel nome del vate lucano, ogni anno, il mese di maggio, si disputa una “gara” nella città che gli diede i natali: il “Certamen Oratianum”. Dal 1986, nella sede del Liceo Classico Statale “Quinto Orazio Flacco” di Venosa, studenti di scuole italiane ed europee a indirizzo classico si contendono la vittoria nella traduzione dal latino, e relativo commento in italiano, di un componimento scelto tra le opere dell’autore.

Acerenza


Cattedrale di Acerenza orazioTra i rumori e la frenesia della città di Roma, Orazio lascia correre il suo pensiero anche ad Acheruntia, Acerenza, la cittadina lucana che, racchiusa tra il fiume Bradano e il torrente Fiumarella, il poeta definisce: “caelsae nidum Acherontiae”, “il nido d’aquila dell’alta Acerenza”. Il poeta epicureo svela così il vero significato di quel nome: “luogo molto alto” e favorito alle aquile per porre i loro nidi. A oltre 800 m sul livello del mare, Acerenza sorge nella parte nord-orientale della provincia di Potenza, non distante da Venosa, insieme alla quale, con i comuni di  Castelmezzano, Pietrapertosa e Guardia Perticara, forma la rosa dei cinque paesi lucani appartenenti al club dei “Borghi più belli d’Italia”. Tra Nord, Centro, Sud e Isole, ad oggi si contano oltre 150 località. Oltre ad Orazio altri letterati fanno riferimento ad Acerenza, definendola “fortezza di guerra” e “presidio”, tra questi i più noti sono Tito Livio e Procopio.

Forenza


forenza dettaglio
“Umilis Ferenti” è la denominazione che Orazio attribuisce in una sua Ode (IV, Libro III) a Forenza, “situata in pianura”. Il paese, che sorge a nord dell’Appennino Lucano, nella Valle del Bradano, nell’area settentrionale della provincia di Potenza, ha quindi ereditato il nome dell’antica Forentum romana. Occorre sottolineare, però, che l’odierno centro abitato non è quello cui fa riferimento Orazio dal momento che esso è sorto in un luogo poco distante dall’antico sito. Forentum, in realtà, era una colonia sannita, in seguito caduta sotto il dominio romano per mano di Fabio Massimo, il Temporeggiatore. All’epoca la colonia era ubicata su una strada che collegava Venusia a Bantia e Acheruntia. Poiché gli abitanti di Forentum non erano in grado di difendersi dai frequenti attacchi esterni costruirono un nuovo centro abitato su una collina non molto distante e che corrisponde proprio all’attuale Forenza. Oggi è chiamata “Balcone delle Puglie” perché, “affacciandosi”, è possibile osservare il paesaggio del Tavoliere pugliese, fino al Gargano, e il Monte Vulture.

Banzi


banzi dettaglioBanzi rientra tra i comuni dell’area nord orientale della Basilicata. Il filo conduttore che unisce il poeta latino Orazio alla città è la Tredicesima Ode del Terzo Libro intitolata “Fons Bandusiae”: «O fons Bandusiae splendidior vitro/dulci digne mero non sine floribus…/» (“O fonte di Bandusia, più lucente del cristallo,/degno di un vino dolce non senza fiori…”). Sebbene per alcuni la sorgente cantata da Orazio sia stata solo frutto della sua immaginazione, per molti la stessa, per quanto esistente, si sarebbe trovata al di fuori dell’area lucana. Altri ancora avrebbero individuato il paesaggio descritto dal poeta lucano proprio entro i confini del territorio bantino. Qualunque sia la scuola di pensiero più attendibile, su un punto Orazio è stato più che profetico: «Fies nobilium tu quoque fontium,/me dicente cavis impositam ilicem/saxis, unde loquaces/lymphae desiliunt tuae». “Anche tu diventerai famosa tra le fonti/perché io canto gli elci che pendono/sulle rocce cave da dove/stillano le tue acque sonore”.

I Laghi di Monticchio


loghi monticchio
«...errare per licos, amoenae quos et acquae subeunt et aurae (...) Volture in Apulo...», “andare vagando tra boschi entro cui passnao auree e belle acque sul Vulture Apulo”. Ancora l'Ode IV, Libro III, ancora il Vulture al centro dei pensieri di Orazio, che questa volta fa riferimento alle acque di Monticchio, frazione del comune di Rionero in Vulture e distante poco più di dieci chilometri dalla città federiciana di Melfi. Nel luogo cantato dal poeta latino si giunge dopo aver attraversato fitti boschi e percorso strade strettissime, finché lo sguardo finisce quasi per riflettersi nei Laghi di Monticchio, due specchi d'acqua, uno più grande, l'altro più piccolo, sorti proprio al posto del cratere del Vulture, vulcano spento. Immersa nel verde circostante si distingue poi l'Abbazia benedettina di San Michele, sede del Museo di Storia Naturale del Vulture che custodisce bellezze naturali di un ecosistema ancora intatto. Sette tappe di un percorso che va dall'Homo Erectus di Atella ai nostri giorni. 

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