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Itinerari Tematici - "Il Pietrafesa"

Postato in pietrafesa

Pietrapertosa - PanoramicaDurante il viaggio sulle tracce del pittore seicentesco Giovanni De Gregorio, detto il Pietrafesa, partendo da Satriano di Lucania, suo paese natale, ci si imbatte in paesi "protetti" da rocce dalle forme singolari, perché modellate dal vento. Questo accade a Pietrapertosa e Castelmezzano, dove è possibile "sfiorare" le cime delle Piccole Dolomiti Lucane con il "Volo dell'Angelo". Lungo il tragitto si fa tappa anche a Potenza, città Capoluogo che nelle sue numersoe chiese custodisce preziose opere dell'artista, e a Tito, dove il soffitto del Convento di Sant'Antonio è decorato da affreschi del Pietrafesa. Portano la sua firma anche alcune tele conservate nella Cappella di Santa Maria degli Angeli a Brienza. 
  
Al termine di ripidi tornanti, avvinghiati al paesaggio dolomitico fatto di massi dalle forme scomposte e rocce che sembrano ripiegare su se stesse, ci si ritrova a Pietrapertosa, uno dei “Borghi più belli d’Italia”, sorto quasi “bucando” la nuda massa rocciosa su cui si è posato, per sempre. Di qui il nome: da Pietra “perciata” in Pietra “pertosa”, che significa, appunto, “pietra forata”. Il paese si snoda lungo l’unica strada principale che lo attraversa e conduce fino ai ruderi del castello normanno-svevo. Non si può non arrivare fin lassù e godere di un paesaggio mozzafiato. Tra le stradine di Pietrapertosa sono impresse le tracce della dominazione saracena cui risalgono le architetture più caratteristiche, tra tutte il rione più antico, l’“Arabata”. 
Non si può andar via senza aver visitato la Chiesa matrice e il Convento francescano, i due fiori all’occhiello della sacralità di Pietrapertosa. Ancora nel cuore delle Dolomiti Lucane, ancora al centro del Parco di Gallipoli Cognato, ecco Castelmezzano. Il suo nome deriva dal Castrum Medianum, il "castello di mezzo", la fortezza normanna a metà strada tra quelle di Pietrapertosa e Brindisi Montagna, di cui sono visibili i resti delle mura e la caratteristica gradinata scavata nella roccia per l’accesso al punto di vedetta più alto. A “guardia” del borgo si distinguono le enormi rocce in arenaria dalle forme bizzarre plasmate dal vento e dalla pioggia, ciascuna delle quali è stata battezzata dalla gente del posto con nomi singolari. Così, “osservati” dall’Aquila reale, dalla Grande Madre e dalla Civetta ci si muove alla scoperta del suggestivo centro storico, le cui costruzioni sono letteralmente incastrate nella roccia. Le numerosissime e ripide scalette che “tagliano” il borgo incoraggiano a raggiungerne i punti più alti. Nella Chiesa di Santa Maria dell’Olmo si può ammirare il dipinto “Trinitas terrestris ed Eterno” firmato dal Pietrafesa.
Pietrapertosa e Castelmezzano sono teatro di due dei Riti Arborei più affascinanti della Basilicata, rispettivamente “U’ Masc’” e “La sagra du’ Masc’”, in scena tra giugno e settembre.
Occorrono poco più di venti chilometri per arrivare ad Anzi sulla cui sommità troneggiano i ruderi del castello. Interessanti reperti dell’età pre-romana sono stati rinvenuti in contrada “Laraia”, cenotafi, armi, vasi siculi, terrecotte e bronzi che rimandano alla loro abriola dettaglio smallorigine osca.
È tempo di ripartire, prossima tappa Abriola, roccaforte araba come suggeriscono la torre medievale a pianta quadrata e le caratteristiche cinta murarie. La pittura cinquecentesca lucana deve molto a questo borgo che ha dato i natali ai due massimi esponenti Giovanni e Girolamo Todisco, le cui opere sono disseminate tra i Santuari di San Gerardo e Madonna di Monteforte, quest’ultima meta di pellegrinaggi dall’anno Mille. A chi arriva dalla Basentana Potenza sembra quasi farsi incontro, guardando dall’alto il letto del fiume Basento. Il suo centro storico si può raggiungere percorrendo il Ponte Musmeci - massima espressione ingegneristica progettata a fine anni ’60 - e risalendo lungo viale Marconi. Il borgo antico della città si sviluppa tutto intorno a Via Pretoria, il corso principale, dove il tempo scorre senza accorgersene tra i negozi e i graziosi caffè dislocati nei diversi angoli, circondato da piazzette e scale. Ciascuna con una storia a sé, conducono il visitatore alle chiese di straordinaria bellezza che insistono nel borgo. Tra tutte: la Cattedrale di San Gerardo, nei pressi della quale, attraversando l’omonima Porta, uno dei sei accessi medievali alla città, spiccano due Torri Angioine con rifacimenti aragonesi. Puntando verso gli altri edifici sacri si incrocia Palazzo Loffredo, sede del Museo Archeologico Nazionale della Basilicata “Dinu Adamesteanu”, scrigno della storia archeologica lucana, e l’annessa Galleria Civica ospitata nella Cappella dei Celestini. Proseguendo lungo i caratteristici vicoletti, sulla strada parallela al corso, si lasciano ammirare le Chiese di San Francesco e San Michele, custodi di pregevoli dipinti e opere d’arte, alcune dello stesso Pietrafesa. Nel tratto che separa i due edifici sacri appare maestoso il Teatro Francesco Stabile che, insieme al Palazzo del Governo, abbraccia Piazza Mario Pagano, la principale della città. Grazie ai tre percorsi di scale mobili, dal centro storico il visitatore può soddisfare la sua curiosità alla scoperta del capoluogo, raggiungendone anche i punti periferici. Dieci minuti d’auto separano il Capoluogo da Tito. La storia di questo piccolo ma intraprendente comune è legata alla distruzione dell’antica Satrianum, secondo la leggenda in seguito ad un Tito antico lavatoio - fonte apt basilicataincendio ordito dalla regina Giovanna II, che vide la popolazione fuggire verso i territori vicini tra cui, appunto, Tito. Man mano che ci si avvicina al paese ne domina il paesaggio la Torre di Satriano, di origine normanna, simbolo della Satrianum medievale. L’area circostante è continuamente interessata da scavi archeologici che svelano l’evoluzione di questo territorio soprattutto dal punto di vista insediativo. Da non perdere, a Tito, sono il Chiostro del Convento di Sant’Antonio, affrescato dal Pietrafesa, e la chiesa adiacente che, oltre ad un ciclo pittorico di Girolamo Stabile, custodisce opere dello stesso Giovanni De Gregorio, come la tela in olio “Incoronazione della Vergine”, e di Antonio Stabile. Ad un passo: Satriano di Lucania, un intricarsi di vicoletti su cui insistono palazzi gentilizi databili tra ‘600 e ‘700. Molto interessanti sono i diversi santuari, dalla Chiesa Madre intitolata a San Pietro e Paolo a quella dell’Assunta, e le Cappelle di San Giovanni, Santa Lucia e Madonna della Rocca. Il sacro e il profano, a Satriano, coesistono. Oltre ad essere una pinacoteca a cielo aperto per i murales che decorano le facciate del borgo, il paese ha un appuntamento fisso con il Carnevale. Ogni anno L’Urs (L’Orso), U’ Rumit (L’Eremita) e Quare’s’ma (Quaresima) danno inizio ad uno degli eventi più antichi e tradizionali della regione. Per vivere appieno questo suggestivo momento basta raggiungere Satriano nell’ultima domenica di Carnevale o nel giorno del Martedì Grasso. A fare gli onori di “casa”, a Brienza, è la splendida fortezza angioina, nota come Castello Caracciolo, in estate contenitore di interessanti eventi culturali che vanno sotto il nome di “Notti al Castello”. Il Convento dei Frati Minori Osservanti, con straordinari affreschi che ne decorano il chiostro, l’annessa Chiesa dell’Annunziata e, ancora, quelle di San Zaccaria e di San Martino rappresentano il volto sacro della città. Nella Cappella di S. Maria degli Angeli sono custoditi affreschi del pittore lucano Giovanni De Gregorio.

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