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Itinerari Tematici - Quinto Orazio Flacco

Postato in orazio

Venosa - Chiesa incompiutaLungo questo percorso si scoprono posti strettamente connessi alla figura di Quinto Orazio Flacco. Dalla sua città natale, Venosa, a Banzi, luogo della sorgente riconosciuta da alcuni studiosi come la "Fons Bandusiae" cantata dal poeta latino. Il viaggio prosegue con l'"Umilis Ferenti", "Forenza situata in pianura" cantata da Orazio nell'Ode IV, Libro III, e Acerenza, "caelsae nidum Acherontiae", "il nido d'aquila dell'alta Acerenza".

Si può scegliere di partire da Lavello. Qui, tra strade strette, piccole piazze e palazzi signorili si raggiunge una domus normanna, nota anche come Castello di Federico II, in cui morì il figlio dell’Imperatore Svevo, Corrado IV. Oggi la struttura è sede del Municipio. A circa venti chilometri, ecco Venosa, la città del poeta latino Quinto Orazio Flacco e del madrigalista rinascimentale Carlo Gesualdo da Venosa. Siamo nell’area nord est della Basilicata, il Vulture, dominata dall’omonimo monte, vulcano ormai spento. Nella città oraziana l’arte e la sacralità risiedono in gioielli storici e archeologici come l’Abbazia della Santissima Trinità - in cui riposano le spoglie di Roberto il Guiscardo -, con annessa Chiesa dell’Incompiuta, affascinante esempio di architettura tra cielo e terra; il circostante Parco Archeologico Romano e il Castello Pirro del Balzo, sede del Museo Archeologico Nazionale. L’incanto continua imbattendosi nella Cattedrale, scoprendo le diverse fontane che spuntano tra le strade della città e in prossimità del Sito Preistorico Paleolitico di Notarchirico, il più antico d’Europa. Venosa custodisce inoltre una testimonianza di notevole interesse legata al culto dei morti nell’antichità: le Catacombe Ebraico-Cristiane. Scavate nel tufo sono il segno della presenza di una consistente comunità ebraica tra il III e il IX secolo. Non si può lasciare la città di Orazio senza aver assaporato il nettare cantato dal poeta, l’Aglianico del  Vulture DOC, prodotto dalla Cantina di Venosa, vino che per le sue peculiarità ha conquistato il prestigioso quotidiano americano “The New York Times”. A Banzi - Chiesa di Santa Mariaquesto punto si può salire in macchina per raggiungere in pochi minuti Palazzo San Gervasio. Percorrendone le strade si fiancheggiano i suoi palazzi storici, primo tra tutti Palazzo D’Errico, con interessanti affreschi e dipinti, seguono i Palazzi Mancinelli, Lancellotti e Pizzuti. Da visitare è la Pinacoteca e Biblioteca “Camillo d’Errico”, frutto della donazione da parte del brillante e amato amministratore alla sua comunità. Prima di ripartire è doveroso visitare il Castello voluto dall’Imperatore di Svevia e utilizzato per l'allevamento dei suoi cavalli. Sulla strada che collega Palazzo a Banzi si trova la sorgente riconosciuta da alcuni studiosi come la “Fons Bandusiae” cantata da Orazio nell'Ode XIII del Terzo Libro. Al nome di Banzi è legata anche la cosiddetta “Tabula Bantina Osca”, un testo epigrafico in lingua osca rinvenuto nel vicino territorio di Oppido Lucano, oggi custodita presso il Museo Nazionale di Napoli. A Banzi ha sede la più antica abbazia benedettina della Basilicata, la Chiesa di Santa Maria. A meno di 20 chilometri dal borgo, sempre nel comprensorio del Vulture, a nord dell'Appennino Lucano, si distingue Forenza, per alcuni studiosi patria del fondatore dell’Ordine dei Templari, Ugo De' Pagani, alla cui famiglia appartenne il “Castrum Florentiae”. In pieno centro storico la Casa Contadina offre la ricostruzione fedele di un’abitazione di una famiglia di estrazione sociale medio-bassa. Mobili e utensili originali fanno rivivere l’atmosfera della civiltà contadina all'inizio del Novecento. Diverse chiese costituiscono l’altro patrimonio storico di Forenza, tra tutte merita una sosta il Convento del SS. Crocifisso, annessa al convento dei Cappuccini, la Chiesa di San Nicola e Maria SS., al cui interno sono custoditi altari lignei, tele cinquecentesche e un prezioso crocifisso in legno del XVII secolo dalla forte intensità drammatica, per molti assimilabile ad opere affini all’Andalusia. Il percorso non sarebbe completo senza un giro nel borgo di Acerenza, definita “città Cattedrale” per la Chiesa di Santa Maria Assunta e San Canio, in stile romanico con influenze gotiche. Di particolare bellezza il portale intagliato di allegorie di figure umane e animali. Molto suggestiva anche la cripta, le cui pareti sono decorate da affreschi di Giovanni Todisco da Abriola. Città romana, normanna e rinascimentale Acerenza, con i comuni lucani di Venosa, Castelmezzano, Pietrapertosa e Guardia Perticara, rientra tra i “Borghi più belli d’Italia”. 

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