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Itinerari Tematici - William Donato Phillips

Postato in Philips

L'anello di congiunzione tra la Basilicata e William Donato Phillips, Premio Nobel per la Fisica nel 1997, è il "villaggio" di Ripacandida, in cui nacque la madre dello scienziato. E non è un caso aver fissato lo "start" di questo viaggio ad Atella, nel cuore della Valle di Vitalba, a nord della regione, perché basta poco per proseguire fino a Ripacandida, la "Bibbia illustrata" della Basilicata, e spingersi fino a Maschito, grazioso paese arbëreshë. Per puntare poi verso Banzi, Genzano di Lucania e Irsina, dove, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, il visitatore è "accolto" da una figura femminile dal portamento nobiliare: è Santa Eufemia, Patrona della città, raffigurata nella statua a tutto tondo in pietra di Nanto attribuita alla scuola del Mantegna. 

Le chiese di Atella, custodi di interessanti opere d’arte, la 
Torre Angioina, unica traccia rimasta del castello distrutto dal terremoto del 1694, il sito archeologico, la cui necropoli ricostruisce presenze umane in epoca paleolitica, parlano di una città antica e dal passato prospero. Atella - Chiesa Santa Maria ad NivesSingolare è la trecentesca Cattedrale di Santa Maria ad Nives con il suo portale dalle misteriose decorazioni in stile islamico, molto graziosa è poi la Chiesa di Santa Lucia al cui interno si può ammirare il quattrocentesco affresco della Madonna Riparatrice. Prima di lasciare la città è d’obbligo una tappa al sontuoso Monastero di Santa Maria degli Angeli, un tempo abitato da frati francescani, quindi, abbandonato a seguito di ripetuti terremoti che lo hanno danneggiato. Nel centro storico di Atella, il giorno del Venerdì Santo, la storica Via Crucis ripropone le fasi precedenti alla morte di Gesù. Molto simbolica è la figura del Cireneo.Percorsi appena dieci chilometri si raggiunge Ripacandida. Oltre alla “Bibbia Illustrata” preservata nel Santuario dedicato a San Donato, Patrono della città, il suo patrimonio sacro è costituito anche dalla Chiesa Madre di Santa Maria del Sepolcro e quelle di Sant’Antonio e Santa Maria del Carmine. Un valore mistico va riconosciuto alla Chiesa di San Giuseppe che conserva la tomba di suor Maria Araneo, il cui corpo, integro, è stato ritrovato in seguito ai lavori del terremoto del 1980, a distanza di 190 anni dalla morte. Se si decidesse di intraprendere questo itinerario durante le festività Pasquali, si potrebbe dare al tour un taglio religioso-culturale seguendo il calendario delle Sacre Rappresentazioni concentrate nel corso della Settimana Santa nel Vulture Melfese. Il Venerdì Santo a Maschito (Barile e Venosa, ndr) vanno in scena i momenti salienti delle quattordici stazioni della Via Crucis. La Processione offre l’occasione di scoprire il paese arbëreshë dal momento che ne tocca i punti più caratteristici: dalla Chiesa Madre di Sant’Elia Profeta, con il quadro della “Madonna dei sette veli”, particolarmente venerato perché considerato miracoloso, alla Fontana Skanderbeg, una tra le numerose presenti a Maschito, un tempo indispensabili perché nelle case non c’era l’acqua potabile. Da visitare sono anche la Chiesa del Caroseno, al cui interno è custodito un pregevole affresco della Madonna col Bambino, e quella della Madonna del Rosario. Attraversando i vicoletti di MaschitoMaschito - Chiesa della Madonna del Caroseno si incrociano gli interessanti Palazzi gentilizi.
In meno di mezzora si arriva a Banzi, il cui nome è legato a due aspetti culturali di grande interesse: la cosiddetta “Tabula Bantina”, un testo epigrafico in lingua osca rinvenuto nel vicino territorio di Oppido Lucano, oggi custodita presso il Museo Nazionale di Napoli, e la “Fons Bandusiae” cantata da Orazio nel Terzo Libro delle Odi. Sebbene per alcuni studiosi la fonte non sia collocabile in Basilicata, altri avrebbero individuato il paesaggio descritto dal poeta lucano proprio entro i confini del territorio bantino. Sullo stesso insiste la più antica abbazia benedettina della Basilicata, la Chiesa di Santa Maria. Quasi dieci minuti separano il territorio di Banzi da quello di Genzano di Lucania. Caratteristica di questo centro dell’alto Bradano, che sorge su un promontorio collinare suddiviso in due nuclei: paese vecchio e paese nuovo, è la Fontana Cavallina in stile neoclassico. Sulla sua sommità svetta una scultura della dea Cerere. Palazzi storici e luoghi di culto dalle pregevoli opere completano il ricco patrimonio di Genzano di Lucania. Da qui, percorrendo tredici chilometri esatti, si possono ammirare i resti del Castello di Monteserico, restaurato di recente, utilizzato da Federico II, pare, come luogo di ristoro nel corso dei suoi viaggi tra Basilicata e Puglia. L’epilogo di questo intenso viaggio coincide con Irsina, l’antica Montepeloso. Uno scrigno di cultura in cui l’arte e la devozione rappresentano i tesori più preziosi. Simbolo della città è la Cattedrale di Santa Maria Assunta, uno dei più importanti monumenti della Basilicata. Tra le numerose ragioni legate al valore riconosciutole - la maestosità e le Irsina - Cattedrale Santa Maria Assunta caratteristiche architettoniche - si distingue la statua a tutto tondo in pietra di Nanto raffigurante Santa Eufemia, Patrona della città, attribuita al grande Andrea Mantegna. Il capolavoro scultoreo è stato ospite di prestigiosi eventi: il quinto anniversario della Morte del Mantegna a Mantova (2006) e una mostra allestita al Louvre in onore dell’artista rinascimentale (2008). Spostandosi nella splendida cripta della Cattedrale si può ammirare parte della cosiddetta collezione “De Mabilia” che custodisce anche il Reliquiario d’argento con le ossa di un braccio della Martire. A poca distanza dal centro storico, in Contrada Fontana, si trova il sistema dei Bottini o Percorso della Fontane, stretti e suggestivi cunicoli sotterranei ad altezza d’uomo, visitabili.   

 

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