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Biografia

Postato in nitti

Francesco-Saverio-Nitti1Francesco Saverio Nitti nasce 19 luglio del 1868 a Melfi. La sua è una famiglia della buona borghesia meridionale che vede molti membri attivamente impegnati sul fronte politico. Il nonno, Francesco Saverio era stato ucciso dalle bande di Crocco. Suo padre Vincenzo, uomo dal carattere non facile di idee socialiste, aveva conosciuto  e sposato una contadina,  Filomena Coraggio, dopo una latitanza nei boschi del Vulture. Le precarie condizioni economiche non impediscono al giovane Francesco Saverio di compiere i suoi studi ad Ariano, Potenza e poi Napoli. Qui, iscrittosi alla Facoltà di Giurisprudenza, arricchisce la sua formazione seguendo anche altre lezioni, come quelle di estetica, durante le quali conosce Benedetto Croce. Riesce anche a lavorare sodo per contribuire al sostentamento della famiglia, attirandosi le simpatie e l’ammirazione di Giustino Fortunato che lo indirizza verso la Gazzetta piemontese e il Resto del Carlino. In seguito sarà tra i fondatori de Il Mattino. Coltiva anche un sincero interesse per la politica e si avvicina alla destra liberale. Con il suo primo saggio, Il socialismo cattolico, suscita interesse nel mondo culturale e politico dell’epoca. Iniziano ad arrivare i primi importanti incarichi, come il corso di economia politica che tiene all’università di Napoli. Finalmente nel 1899 viene nominato professore a Napoli dopo una lunga attesa. Fa il suo ingresso in politica nel 1904 come deputato radicale per il collegio di Muro Lucano e in breve diviene una delle figure di primo piano nel panorama politico nazionale, prima ricoprendo l’incarico di Ministro del Tesoro, poi quello di Presidente del Consiglio da cui si dimette solo pochi mesi dopo. Sono anni difficili quelli, ed egli non manca di denunciare insieme ad altri intellettuali il desolante quadro sociale flagellato dalle violenze squadriste. Ciò non tarda ad attirargli le ire dello stesso Musssolini che per un po’ lo portano ad allontanarsi dall’Italia alla volta di Zurigo nella erronea convinzione che il fascismo sia un fenomeno destinato ad implodere. Così non è.  Costretto all’esilio a Parigi, da lì continua la sua battaglia. Nel 1943 viene prelevato dalle SS e deportato in Tirolo fino al 1945, quando viene liberato dall’esercito francese. Terminata la guerra ritorna in Italia, ottiene la cattedra di Scienze delle Finanze e continua a partecipare alla vita politica del paese, anche se è sempre più stanco, provato ed isolato politicamente. Nel 1946 è tra i padri della Costituente. Muore qualche anno dopo, nel 1953 a ottantacinque anni, assistito dall’amata figlia Filomena.
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