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"Fons Bandusiae"

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"O fons Bandusiae splendidior vitro,
dulci digne mero non sine floribus,
cras donaberis haedo,
cui frons turgida cornibus
primis et venerem et proelia destinat.
Frustra: nam gelidos inficiet tibi
rubro sanguine rivos
lasciui suboles gregis.
Te flagrantis atrox hora Caniculae
nescit tangere, tu frigus amabile
fessis vomere tauris
praebes et pecori vago.
Fies nobilium tu quoque fontium
me dicente cavis impositam ilicem
saxis, unde loquaces
tymphae desiliunt tuae". 
(Ode XIII, Libro III)

O fonte di Bandusia, più splendente del vetro, degna di dolce vino non senza fiori, domani ti verrà donato un capretto sulla cui fronte turgida le prime corna per assicurare amore e lotte: invano,infatti la prole del gregge lascivo ti impregnerà di rosso sangue i gelidi ruscelli. L'atroce ora dell'ardente canicola non riesce a toccarti,tu offri un'amabile freschezza ai tori sfiniti dal vomere e al gregge vagante. Anche tu sarai fra le nobili fonti Giacché io canto il leccio che si trova Nelle cavità rocciose da dove le tue acque Scendono mormoranti.
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"Nunc est bibendum"

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“Nunc est bibendum” (Odi, I, 37, 1) - che significa "ora si deve bere" - è una delle massime di Quinto Orazio Flacco e tra le più frequenti nel linguaggio corrente. L'espressione del poeta latino è utilizzata spesso tra amici, dopo un importante successo, per il tradizionale brindisi. Quella del letterato venosino è, inoltre, la traduzione di un celebre verso del greco poeta Alceo: Nyn chrê methysthēn (νῦν χρῆ μεθύσθην) "ora bisogna ubriacarsi". La forma del poeta latino è utilizzata spesso tra gli amici, dopo qualche successo, per il tradizionale brindisi.

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"Carpe diem"

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Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Vt melius, quidquid erit, pati,
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum! Sapias, uina liques et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas. Carpe diem, quam minimum credula postero. 

Tu non devi cercare di sapere, Leuconoe - non ci è lecito - che limite abbiano imposto gli dei a me, e a te; e non tentare neanche con l’oroscopo dei Babilonesi. Molto meglio accettare quel che sarà. Sia che Giove ci abbia assegnato molti inverni, sia che ci abbia concesso come ultimo questo, che ora fiacca il mar Tirreno contro la barriera scabra degli scogli; tu resta saggia. Filtra il vino e, poichè lo spazio che abbiamo è poca cosa,tagliale le aspettative che vanno molto in là. Mentre noi parliamo, il tempo ingeneroso del nostro esistere è già fuggito via. Coglilo quest’attimo e sul futuro fa’ affidamento meno che puoi. (Carmen,I,11)

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"Cogli l'attimo!"

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Orazio è stato anche autore di frasi che, suo malgrado, sono diventate modi di dire ancora in uso. Tra tutti il più noto è:
“Carpe diem” che letteralmente vuol dire "Cogli il giorno", ma più comunemente è tradotto in "Cogli l'attimo", per quanto la versione più appropriata sarebbe "Vivi il presente"  (Ode 1, 11, 8).

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"Paupertas impulit..."

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Orazio è il cantore dell’equilibrio sereno, del distacco dalle passioni, della moderazione come si evince in unod ei suoi versi più celebri:

«Paupertas impulit, audax ut versus facerem»: “La povertà che rende audaci mi spinse a far versi”