Stampa

Biografia

Postato in Michele Janora

janoraLa vita di Michele Janora si intreccia indissolubilmente con Irsina, la “sua” Irsina, quel tranquillo borgo collinare dove nasce nel 1867 da Giuseppe Janora e Marianna Lorusso. Le agiate condizioni familiari gli consentono di frequentare senza problemi prima il ginnasio ad Altamura e poi il liceo a Napoli. Ovunque il giovane porta nel cuore il paese natìo, dove torna presto ad insegnare e dove inizia un minuzioso lavoro di ricerca per ricostruire la storia di quei luoghi. Quella di Irsina, l’antica Montepeloso, è una storia millenaria, le cui tracce giacciono sepolte qua e là nei dintorni in attesa di essere riportate alla luce. Al ventunenne Michele non basta nutrire curiosità riguardo al passato della sua terra. A muoverlo è soprattutto una grande tenacia che lo porta a non arrendersi davanti a un lavoro che si preannuncia lungo e complesso. Un lavoro di anni, tra notizie ed appunti tutti da verificare. Perché è il dato certo ad interessarlo, supportato da un metodo scientifico, rigoroso, che ha poco a che fare con seducenti leggende. Mentre dopo qualche anno i primi reperti iniziano ad affiorare confermando che la via scelta è quella giusta, Janora prende contatti con il prof. Duchesne, celebre archeologo francese, che gli sarà d’aiuto in questa difficile impresa come molti altri studiosi e accademici. La classificazione dei reperti di ogni epoca, dall’età arcaica a quella ellenistica è un lavoro lungo, ma il desiderio di restituire ad Irsina la sua storia è più forte di tutto. Nel 1903 viene nominato Regio ispettore onorario per i monumenti e gli scavi. In pochi anni raccoglie e custodisce nella propria casa migliaia di reperti, coltivando il sogno di un museo per ospitare quei tesori. Ma la morte lo coglie troppo presto, all’improvviso, nel 1910, a quarantatrè anni. Il suo desiderio si avvererà solo qualche anno dopo, nel 1948, quando il Ministero per la Pubblica istruzione sottopone tutto il materiale raccolto a vincolo di interesse nazionale. La città di Irsina non ha mai dimenticato la tenacia di quel suo giovane concittadino. Oggi porta  il suo nome il Museo civico che custodisce quei tesori da lui scoperti, raccolti e catalogati.